Coaching per obiettivi

Coaching per obiettivi

 Il coaching ha obiettivi reali, tangibili (se non vi sono non è coaching)

In fase preliminare si vagliano molte cose, tra cui una congruenza tra volontà dichiarata e reale motivazione, e la volontà di mettersi in gioco (vi sono poi  altri aspetti da valutare...).
Il cambiamento genera ansia, sempre.

Mi è capitato alcune volte, di incontrare persone che  si sono rivolte a me a seguito di passaparola, avendo constatato il successo ottenuto dai loro colleghi, in termini di selezione interna all'azienda (Alitalia; CAI) e tuttavia già in sede preliminare si notava la scarsa motivazione e poi parlando e verificando emergeva la mancanza di volontà a mettersi in gioco.
In effetti era anche comprensibile, anche se non giustificabile, che persone adulti, anche  di 50 anni e con molta esperienza e capacità, si affidavano a me che ne avevo circa 30 (ora ne ho 44) ed ero all'inizio della mia attività  di coaching in Ieros Management, ma i risultati dei loro colleghi parlavano chiaro: 100% di risultati raggiunti per coloro che avevano terminato il percorso.

A volte, proprio perché il confronto può essere duro, ma sempre franco, alcune persone non se la sentono di mettersi in discussione o impegnarsi. Se noto questo, interrompo subito il percorso, a me interessa raggiungere l'obiettivo non vi sono seconde posizioni.

Ricordo ancora che in una prova per una selezione ad un colloquio, una ragazza, era completamente bloccata quando si toccava un determinato argomento; come per tutte le altre sezioni di coaching abbiamo provato, analizzato, discusso, e poi provato, registrato e rivisto insieme decine di volte... Scavato, trovata un'idea e cristallizzata in una metafora, e finalmente la paura andò via...

Affermo questo non per scoraggiare ma semplicemente per responsabilizzare e capire che cambiare genera ansia, ma dopo magari mi ringrazierete per sempre.

Quindi se hai presentato una problematica, individuato l'obiettivo ed il tuo coach ti fa solo parlare dopo la seduta preliminare e/o non sa indicarti la strada né come arrivarci, facendoti provare, non stai facendo coaching ma forse cousenling o formazione nei migliore dei casi...

A volte questa banale differenza non è chiara neanche agli stessi supposti operatori di coaching, che erroneamente lo confondono con la formazione o  ancora con consulenze psicologiche, o ancora peggio con il cousenling.

E' vero che per inquadrare un obiettivo vi è una fase di confronto e di analisi sulla fattibilità e sulla motivazione ma la fase vera e propria operativa è ponderata su azioni concrete siano esse prove, esercitazioni, ma sempre dirette a cambiare la vita reale.
Si distinguono:
  • Life coaching (obiettivi personali atti a migliorare la propria vita);
  • Business/Corporate coaching (obiettivi che hanno riflessi diretti sul lavoro di professionisti e imprenditori);
  • Sport coaching (obiettivi agonistici con un allenamento mentale e nuove forme di motivazione collegate all'allenamento fisico);
  • Executive coaching (si rivolge ai vertici aziendali per obiettivi che ruotano intorno alla leadership, la delega, il team building, i processi decisionali, le fasi critiche);
  • Team coaching (obiettivi che riguardino la coesione, l'identità per la collaborazione in team aziendali, per es. capacità relazionali, obiettivi, identità, cambiamenti organizzativi, risoluzione conflitti, nuovi progetti);
  • Career coaching (obiettivi che rientrano nella crescita professionale, sviluppo di talenti, autostima, fiducia, capacità relazionali, colloqui di lavoro, prove selettive interne all'azienda, o prove di concorso).
Le differenziazioni a volte sono arbitrarie e si soprappongono; potremmo fare molti e banali esempi:
pensiamo al Business Coaching che può riguardare lo sviluppo della leadership, la gestione del tempo, l’organizzazione, il public speaking, le relazione interpersonali, ma tali fattispecie potrebbero benissimo rientrare anche nel Life Coaching.
Se, invece, si evidenziano solo per una forma dottrinale, e formativa oltre che di orientamento hanno una loro ratio.
Quello che conta è seguire la persona nella sua unicità pianificando un lavoro con obiettivi chiari, e selezionando in un colloquio preliminare la reale motivazione.
Tutto questo deve essere supportato da un metodo, senza il quale sarebbe attività sterile a livello pratico. Tale metodo per noi è sempre pragmatico ed olistico diretto all'obiettivo anche se a volte indirettamente.

dott. Giacomo Gallo